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Monopoli è tra i dieci Comuni pugliesi con la maggiore superficie di suolo consumato. Un dato che riaccende l’attenzione sull’espansione urbanistica, sulla tutela del territorio e sulla necessità di prevenire gli effetti dei cambiamenti climatici. Secondo i dati ISPRA-SNPA relativi al 2025, nel territorio comunale risultano consumati 2.035,44 ettari, pari al 13,01% della superficie complessiva. Una percentuale sensibilmente superiore alla media pugliese dell’8,18% e a quella nazionale del 7,19%.
La classifica regionale, che prende in esame tutti i 257 Comuni della Puglia, colloca Monopoli al decimo posto per estensione complessiva del suolo consumato. Anche l’andamento dell’ultimo anno merita attenzione: tra il 2024 e il 2025 sono stati registrati 14,22 ettari di nuovo consumo lordo, a fronte di appena 0,71 ettari di superfici ripristinate. Il saldo netto è quindi di 13,51 ettari, un incremento che colloca la città al ventunesimo posto nella graduatoria regionale.
Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio – Edizione 2026, pubblicato il 27 ottobre da ISPRA-SNPA, e che assumono particolare rilevanza per una città come Monopoli, caratterizzata dalla presenza di aree urbane, insediamenti produttivi, zone agricole e un esteso territorio costiero.
Il fenomeno non riguarda soltanto la progressiva trasformazione del paesaggio. L’aumento delle superfici artificiali, soprattutto quando impermeabili, riduce la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana e può aggravare gli effetti delle precipitazioni intense, favorendo allagamenti e deflussi superficiali.
A livello regionale, il quadro è altrettanto significativo. Nel 2025 la Puglia ha registrato 1.198 ettari di nuovo consumo lordo, circa 3,3 ettari al giorno, posizionandosi al terzo posto nazionale dopo Sicilia e Lazio. La provincia di Bari, con 272 ettari, è seconda in Puglia dopo Foggia, che ne conta 434. Complessivamente, il territorio regionale consumato raggiunge i 158.432 ettari.
«Non possiamo chiedere ai territori di resistere a condizioni climatiche sempre più difficili e continuare, contemporaneamente, a sottrarre loro capacità di assorbire e trattenere l’acqua», dichiara Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia.
«La sicurezza deve diventare un criterio determinante delle scelte urbanistiche, delle infrastrutture e degli investimenti pubblici. Prevenire significa decidere prima dove non costruire, quali superfici recuperare e come restituire funzionalità ai sistemi naturali», aggiunge Salzedo.
Il problema riguarda anche la gestione delle acque meteoriche. Cemento, asfalto e altre coperture impermeabili ostacolano l’infiltrazione nel terreno, aumentando la quantità d’acqua che raggiunge strade, reti di drenaggio e aree più basse. Secondo i dati dell’Ufficio statistico regionale, basati sulle elaborazioni ISPRA del 2020, il 3,4% della popolazione pugliese vive in aree a pericolosità idraulica media.
Occorre tuttavia distinguere tra consumo di suolo e impermeabilizzazione permanente: i 2.035 ettari registrati a Monopoli non corrispondono necessariamente ad altrettanti ettari interamente ricoperti da cemento o asfalto. Il sistema di monitoraggio comprende anche trasformazioni reversibili, tra cui gli impianti fotovoltaici a terra.
Proprio sul rapporto tra tutela del territorio e produzione di energia rinnovabile interviene la presidente di Legambiente Puglia.
«Difendere il suolo e sviluppare le rinnovabili sono due parti della stessa politica climatica. Non possiamo confondere un terreno occupato da strutture rimovibili con un piazzale asfaltato. Questo non giustifica qualsiasi impianto in qualsiasi luogo: significa valutare gli impatti reali, la qualità dei progetti e la loro localizzazione, senza trasformare le rinnovabili nel capro espiatorio di un consumo di suolo molto più ampio».
Secondo i dati regionali, degli 1.198 ettari di nuovo consumo, circa 143 sono riconducibili agli impianti fotovoltaici a terra, pari all’11,9% del totale. Anche escludendo questa componente, la Puglia registra 1.055 ettari di nuove trasformazioni, il valore più elevato tra le regioni italiane.
Per contrastare il fenomeno, Legambiente propone alla Regione e alle amministrazioni comunali un programma di recupero della permeabilità urbana, attraverso interventi di depavimentazione di parcheggi, piazzali, cortili scolastici e spazi pubblici inutilmente impermeabilizzati.
Tra le soluzioni suggerite figurano anche nuove aree verdi capaci di trattenere le acque meteoriche, giardini della pioggia e sistemi di drenaggio sostenibile, da affiancare alla manutenzione delle infrastrutture esistenti. L’associazione chiede inoltre di privilegiare il recupero degli edifici già presenti e, per la produzione di energia solare, l’utilizzo delle coperture e delle superfici artificializzate.
Indicazioni che riguardano direttamente anche Monopoli, dove i dati sul consumo di suolo pongono al centro del dibattito il rapporto tra sviluppo urbano, nuove costruzioni e salvaguardia delle aree naturali e agricole.
«La rigenerazione urbana non può essere soltanto sostituzione di edifici: deve restituire spazio all’acqua, al verde e alla sicurezza», conclude Salzedo. «Il suolo non è uno spazio vuoto da occupare: è una risorsa da proteggere per rendere più sicuro il futuro delle nostre comunità».
Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista
Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista














