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“La Fiamma sul Ghiaccio”, Mastronardi: «Basta propaganda, servono soluzioni concrete per i ragazzi autistici»

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«Sulla vicenda della chiusura del centro diurno “La Fiamma sul Ghiaccio” di contrada San Bartolomeo assistiamo a una narrazione parziale che rischia di far perdere di vista il vero obiettivo: la tutela dei ragazzi con spettro autistico e il sostegno concreto alle loro famiglie». A sostenerlo è Maria Angela Mastronardi, consigliera comunale di Manisporche-Sinistra Italiana, intervenendo sulla vicenda della struttura destinata all’accoglienza di persone con disturbo dello spettro autistico.

Secondo Mastronardi, è necessario «fare chiarezza» su una storia iniziata dieci anni fa e arrivata oggi a un «punto di stallo complicato». Al centro delle sue considerazioni c’è innanzitutto la scelta della sede di contrada San Bartolomeo, un ex edificio scolastico di proprietà del Comune di Monopoli, pensato e accreditato come centro socio-educativo e riabilitativo diurno.

«Un centro pensato per ragazzi con autismo di terzo livello – sottolinea – dovrebbe avere come scopo prioritario lo sviluppo dell’autonomia sociale e la progressiva inclusione nella vita di comunità». Da qui le perplessità sulla collocazione della struttura, che, secondo la consigliera, «rende difficile costruire efficaci percorsi relazionali di quartiere e di città». Mastronardi evidenzia inoltre come alcune famiglie del territorio continuino a rivolgersi a strutture private specializzate fuori Monopoli, anche a Bari.

Sul fronte politico-amministrativo, la consigliera contesta le modalità con cui l’Amministrazione comunale ha affrontato la vicenda. «Accogliamo con sconcerto il fatto che a rispondere pubblicamente alle famiglie e all’opinione pubblica sia stato direttamente il sindaco Angelo Annese, bypassando l’assessora ai Servizi Sociali, che su una materia così delicata ed essenziale avrebbe dovuto avere la titolarità politica e gestionale del confronto».

Mastronardi invita, però, a non semplificare la questione scaricando ogni responsabilità sull’Amministrazione comunale. La struttura, ricorda, opera infatti all’interno di un quadro socio-sanitario regolato da precise disposizioni regionali. «La competenza sulla componente riabilitativo-sanitaria, sugli standard e sui criteri d’accesso appartiene in gran parte alla ASL e alla Regione Puglia», afferma, sottolineando anche i costi legati agli standard di personale previsti dalla normativa.

Allo stesso tempo, però, secondo la consigliera, «l’Amministrazione Annese non può oggi scaricare ogni responsabilità sulla sola Regione o sul quadro normativo». Il riferimento è al lungo iter preparatorio, sviluppatosi nell’arco di dieci anni, dal 2015 al 2025, e alla successiva inaugurazione della struttura nell’ottobre dello scorso anno. La rescissione del contratto con la cooperativa aggiudicataria, Pegaso, a pochi mesi dall’avvio del servizio, viene definita da Mastronardi «il fallimento di una programmazione che doveva prevedere e prevenire la sostenibilità economica dell’opera».

Ora, secondo la consigliera, occorre concentrarsi sulle soluzioni. Il primo passo dovrebbe essere la richiesta di un incontro urgente con Regione Puglia e ASL Bari, per verificare la possibilità di rimodulare la copertura finanziaria e rivedere i parametri organizzativi, evitando che i costi di gestione diventino insostenibili per enti e gestori.

Mastronardi chiede inoltre la convocazione immediata di un tavolo dell’Ambito Sociale di Zona, con il coinvolgimento di sanità, scuola, associazioni dei genitori e famiglie. «Prima di imboccare nuove strade burocratiche – sostiene – bisogna raccogliere le esigenze concrete di continuità e dignità assistenziale».

Infine, la consigliera invita a valutare anche un possibile ripensamento della destinazione e del modello di gestione della struttura. «Se la struttura in campagna non consente un’adeguata integrazione sociale per determinati livelli di disabilità – afferma – si abbia il coraggio politico di ripensare complessivamente la governance del centro».

In questo quadro, Mastronardi indica anche una possibile opportunità nel recente trasferimento dell’ospedale San Giacomo nella nuova sede, che ha liberato importanti spazi nel centro di Monopoli. «La sua nuova vocazione – osserva – è senz’altro riferibile proprio ai servizi sanitari territoriali dei quali vi è tanto bisogno».

La conclusione è un appello a riportare la vicenda fuori dalla contrapposizione politica: «I ragazzi autistici e le loro famiglie non sono una bandiera politica da sventolare. È il momento della trasparenza, dell’assunzione di responsabilità e di un progetto di ampio respiro che dia garanzie concrete di lungo periodo».