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Dracula, da uno studio la verità sul “Conte Vampiro”

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 In una notte buia e tempestosa del maggio di quest’anno, esattamente 125 anni dopo la pubblicazione del romanzo di Bram Stoker, due scienziati hanno esaminato in una stanza del leggendario castello della Transilvania un documento vecchio di oltre 500 anni, firmato da Dracula in persona.

Era una lettera scritta dal conte Vlad nel 1475 agli abitanti di Sibiu per informarli che si sarebbe insediato nella loro città.

I due esperti, che sono stati soprannominati “detective delle proteine“, anche se loro preferiscono la definizione più scientifica di “chimici storici“, si sono posti come obiettivo quello di estrarre materiale genetico dalle lettere scritte da Vlad Dracula – che ha ispirato la figura del conte nel celebre romanzo di Stoker – dal suo sudore, dalle impronte digitali e dalla saliva.

Ora si attendono i risultati delle loro analisi. 

Una volta acquisiti, sostengono Gleb and Svetlana Zilberstein come riporta The Guardian, si riuscirebbe a ricostruire un quadro non solo della composizione fisica del condottiero valacco che divenne noto come Vlad l’Impalatore per la sua pratica di esporre i suoi nemici su pali, ma anche delle condizioni ambientali in cui viveva.

Come ha raccontato Gleb Zilberstein,  “per tutta la notte, dopo l’estrazione delle molecole di Dracula, ha piovuto, i cani hanno ululato e i fulmini hanno lampeggiato. Era davvero un’atmosfera magica. Il conte Dracula ha benedetto la sua liberazione dall’archivio rumeno”.

Più in generale, il biologo ha spiegato che “il nostro lavoro consiste nel trovare le tracce biochimiche lasciate dal momento in cui l’oggetto storico è stato creato o è stato usato da qualche personaggio storico. Quando troviamo le ‘biomolecole storiche’, iniziamo ad analizzarle. Cioè a determinare la composizione molecolare e l’età delle molecole storiche. Determiniamo soprattutto proteine e metaboliti”.

“Queste molecole sono più stabili del DNA e forniscono maggiori informazioni sulle condizioni ambientali, la salute, lo stile di vita, l’alimentazione della persona storica a cui le molecole storiche appartenevano”, ha aggiunto.

Gli Zilberstein sono nati in Kazakistan e da 26 anni vivono e lavorano a Tel Aviv, in Israele. Insieme al professor Pier Giorgio Righetti del Politecnico di Milano, hanno sviluppato l’analisi biochimica utilizzata per estrarre le proteine da oggetti toccati o indossati da persone morte da tempo. Il loro primo esperimento è stato sul manoscritto originale de Il Maestro e Margherita dello scrittore sovietico Mikhail Bulgakov

A questo proposito, Zilberstein ha riferito che sulle pagine del celebre manoscritto russo hanno trovate tracce di morfina e proteine della patologia reale che dimostrano come Bulgakov avesse scritto il suo capolavoro sotto l’effetto dei farmaci che usava per alleviare il dolore acuto ai reni.

Dopo Bulgakov, “ci siamo occupati di Anton Cechov. Abbiamo analizzato la camicia con cui è morto e la sua ultima lettera. Cechov soffriva di tubercolosi e usava varie sostanze come antidolorifici, ma è morto per un ictus.

Dopo Cechov, abbiamo iniziato a indagare sulla lettera di George Orwell a Mosca e abbiamo trovato tracce di tubercolosi, che aveva  contratto in Spagna”. 

Ora la loro lente d’ingrandimento è sul conte Vlad. 

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