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Trivelle, non conviene estrarre gas in Adriatico. La soddisfazione del Comitato

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 Dalle eventuali trivellazioni nei mari Adriatico e Ionio si potrebbero estrarre al massimo 32,5 miliardi di metri cubi di gas, «un valore assolutamente basso: basti pensare che soltanto con il biometano ne possiamo produrre 10 miliardi l’anno ed è possibile raggiungere questi parametri in tempi brevi».

Lo ha detto Vito Felice Uricchio, dirigente dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del Cnr, durante le audizioni nella commissione Ambiente del Consiglio regionale pugliese. Sono stati ascoltati anche l’assessora regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio e Ferdinando Boero, chair alla stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli e membro della task force di esperti formata dalla Regione insieme ad Uricchio. Durante l’incontro in Regione con l’Assessore Maraschio, il Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” ha ribadito il suo fermo e convinto No ad ogni prospezione e trivellazione off-shore a largo delle nostre coste e nell’Adriatico per il grande impatto ambientale, i rischi per la salute e le royalties bassissime.  “Per questo, abbiamo rinnovato, – è detto in una nota di Silvia Russo, Portavoce Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” – il nostro pieno sostegno a qualsiasi azione intenda intraprendere la Regione Puglia di concerto con gli enti locali in tale direzione. Abbiamo proposto all’Assessore di riprendere, sollecitando anche il Governo centrale e le altre Regioni, il dialogo con i paesi rivieraschi transfrontalieri per la moratoria delle trivellazioni in Adriatico a tutela e salvaguardia del mare, sulla scia dei lavori intrapresi già nel 2012 durante la Conferenza internazionale di Venezia su iniziativa del Presidente del Consiglio della Regione Puglia Introna.   Riteniamo anacronistico che il Governo centrale continui nel 2023 a parlare di energie fossili e non faccia un netto cambio di passo in direzione contraria.             

Secondo la direttiva europea marina del 2008 recepita dall’ Italia, bisognerebbe ottenere il buono stato ambientale secondo undici descrittori tra i quali il divieto di disturbare gli ecosistemi marini, il mantenimento della biodiversità in tutte le acque europee. Ad oggi questa direttiva deve essere perseguita per raggiungere tali obiettivi, fissati già per il 2020. Il PNRR propone la transizione ecologica.    L’ installazione e l’uso di trivellazioni infrangono alcuni descrittori di buono stato ambientale e la visione stessa della transizione ecologica tesa all’uso delle rinnovabili.La comunità scientifica a livello europeo si è già ampiamente espressa e la politica dovrebbe legiferare recependo questo. Serve coerenza tra direttive e investimenti. Siamo contenti che la Regione Puglia voglia continuare nel solco percorso fino ad oggi incentivando ed implementando sempre di più l’uso delle energie green”.