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di Giovanni Di Rella*
In passato, la nostra associazione si è occupata della problematica della movida notturna nei centri abitati e dei rimedi che i cittadini possono esperire per la lesione della propria tranquillità notturna a causa di rumori, musica e schiamazzi che si generano nei pressi della propria abitazione.
In particolare, è stata commentata dal Presidente ed amico avv. Emilio Graziuso anche la sentenza, emessa lo scorso dicembre, con cui il Tribunale di Milano ha condannato il Comune ad un risarcimento danni di notevole entità, pari ad euro 250.000,00. La somma è stata ripartita tra i residenti che hanno promosso l’azione legale nei confronti del Comune, avendo trascorso notti insonni a causa di immissioni di rumore eccedenti la normale tollerabilità.

Successivamente il Tribunale di Milano ha emesso altra analoga sentenza, a seguito di ricorso promosso dai cittadini residenti in un’altra zona della città.
Appare opportuno riproporre la tematica in questa nuova rubrica, in quanto particolarmente attuale, dal momento che recentemente anche nel nostro territorio (sia nella città di Monopoli che di Bari) sono state numerosissime le segnalazioni e le lamentele mosse al riguardo ai rispettivi Comuni. In particolare, alcuni residenti del quartiere Umbertino sono anche in procinto di agire giudizialmente nei confronti del Comune di Bari.
Orbene, già nel 2023 la Corte di Cassazione aveva affermato la responsabilità risarcitoria di un Comune campano per le immissioni di rumore intollerabili prodotte dalla movida.
Inoltre, nel corso dei due giudizi svoltisi a Milano è emerso che dalla movida, del tutto incontrollata, derivava non solo rumore e, di conseguenza, disturbo continuo del riposo e della quiete dei residenti ma anche, veri e propri atti di vandalismo, quali, ad esempio, il danneggiamento di auto e di stabili.
Ma perché, il Tribunale di Milano ha condannato il Comune e non le singole attività?
I residenti che hanno promosso il processo hanno dimostrato che molti cittadini avevano inoltrato al Comune numerose segnalazioni in merito a quanto accadeva nelle ore notturne a causa della movida, ma l’ente non ha mai adottato nessuna misura volta a fronteggiare ed eliminare la problematica.
Il Comune, quindi, al pari di qualsiasi soggetto privato proprietario di un fondo, è stato condannato per i danni provocati ai proprietari di immobili posti in zona movida a causa delle immissioni che superino la normale tollerabilità (soglia massima normale tollerabilità 55 decibel).
Il bene leso ed i danni patiti consistono soprattutto nel pregiudizio alla salute (diritto garantito dall’art. 32 della Costituzione), la quale può essere ben compromessa dal mancato ed adeguato riposo notturno. Come infatti dichiarato in più occasioni dall’Osservatorio Nazionale della Sanità, il rumore notturno di intensità superiore al limite della tollerabilità può sfociare in una patologia, caratterizzata, ad esempio, da stanchezza cronica che compromette anche i rapporti sociali di chi la subisce.
Per quanto riguarda la quantificazione del danno, Il Tribunale lo ha determinato in via equitativa, fissando la somma di euro 50,00 a notte, a partire dal 2016 (anno nel quale sono iniziate le segnalazioni al Comune da parte dei cittadini). Detta somma è stata, quindi, moltiplicata per cinque sere a settimana, per poi applicare la rivalutazione monetaria e gli interessi (danno complessivo per ciascun residente che ha agito in giudizio determinato nella somma di € 4.700,00).
Tra i profili di danno presi in considerazione dal Tribunale di Milano per la quantificazione dello stesso è stato considerato anche il deprezzamento del valore delle unità immobiliari, dettato dalla invivibilità di notte della zona che non garantisce qualità della vita e la giusta quiete che dovrebbe caratterizzare le aree residenziali.
Le pronunzie del Tribunale Milanese contengono anche un ordine perentorio di far cessare immediatamente le immissioni moleste. Qualora il Comune non dovesse adeguarsi all’ordine stabilito dal Tribunale, esso sarà soggetto a sanzioni di carattere pecuniari per ritardo nell’esecuzione di un provvedimento giudiziario.
Due sentenze, dunque, che aprono un varco importante su una questione di particolare interesse per i cittadini.
* Avvocato. Delegato di Bari dell’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore“. Svolge la professione forense dal 2000 occupandosi prevalentemente di diritto civile. Attivista e con consolidata esperienza associativa e professionale nella tutela dei lavoratori e dei consumatori.Relatore a convegni ed ospite qualificato in programmi televisivi di settore.
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Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista
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