Le ultimissime
ItaliaFreePress

Il gambling del futuro a braccetto coi social network? Perché non provare

Estimated reading time:2 minutes, 6 seconds

Il gioco pubblico sta migrando verso il canale online: negli ultimi sette anni la declinazione web è stata in crescita continua e la prospettiva tende sempre più in alto. Nell’ultimo biennio, poi, complice la pandemia, c’è stata una contrazione del gioco fisico contestualmente a un rapido aumento di quello online.

Il panorama futuro si delinea all’insegna dell’ottica multicanale, prediletta dai principali operatori di gioco al fine di non far soccombere una delle due anime di gioco in favore dell’altra: sia nella speranza di preservare migliaia di posti di lavoro sia per mantenere compatta la rete fisica e la sfera di socialità che garantisce agli utenti.

Il pericolo che viene più spesso rappresentato in riferimento al gioco online è quello di un possibile estraniamento dell’utente, un isolamento che potrebbe aggravare potenziali derive ludopatiche. La possibilità di sconfinare in comportamenti patologici è ovviamente trasversale a entrambe le correnti di gioco e non è strettamente connessa a una o all’altra. Tuttavia, in soggetti già propensi al gioco patologico d’azzardo, il rischio è quello di un ulteriore distacco dalla realtà e dal supporto che la rete fisica può offrire, pur in presenza di validi strumenti messi a punto dai concessionari di gioco legale per un autocontrollo e una autolimitazione nel gioco responsabile, fino ad arrivare alla possibilità di autoesclusione.

In aiuto possono arrivare i famigerati social network, con un ritorno allo scopo iniziale per cui erano nati, al netto di discutibili trasmutazioni in piattaforme pullulanti di haters, propagande di dubbio gusto e immagini di una vita che è tutto tranne che reale.

Le principali case di produzione di software di gioco ci stanno già pensando, progettando di mettere a punto qualcosa di nuovo, che sia allineato alle nuove esigenze dei giocatori, ma che riprenda i giochi classici e più amati, come le slot machine con funzionalità tipiche dei social. L’idea di una modalità torneo potrebbe quindi essere un’opportunità per coinvolgere in tempo reale più utenti che possano dialogare fra loro, costruendo rapporti che li invoglino a giocare per il gusto di farlo e per quello di condivisione, magari passando più tempo sulle piattaforme, ma con meno dispendio di denaro.

D’altronde, che le community di gamers funzionino alla grande è ampiamente riscontrabile nel successo di piattaforme come Twitch, che raggiunge i 7 milioni di streamer e 30 milioni di spettatori al giorno nell’intero pianeta. Il valore sociale del gaming è stato analizzato in profondità da We Are Social e, se funziona per i più comuni videogiochi, perché non provare anche con il gioco d’azzardo?

https://michaelbolton.it/it/55-collezioni