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Migliaia di app per bambini, facilmente scaricabili dagli store dei telefonini e per lo più gratuite, raccolgono e condividono con terze parti i dati personali di minori di 13 anni e ne tracciano le abitudini senza il consenso dei genitori. A far luce sul rischio è un’indagine realizzata da un gruppo internazionale di sette ricercatori che ha analizzato quasi 6 mila app destinate ai più piccini. Nel momento in cui Facebook è nell’occhio del ciclone per aver condiviso in modo improprio informazioni appartenenti a 87 milioni di persone con Cambridge Analytica, uno studio su larga scala che sarà presentato al 18/mo Privacy Enhancing Technologies Symposium a Barcelona, ha puntato l’attenzione sulle app per bambini, da quelle per imparare le lingue ai giochi più popolari. Ad esser state analizzate sono state 5.855 app per bambini negli Stati Uniti ed è stato rilevato che il 57% potrebbe violare la legge sulla protezione della privacy. Tra le app analizzate, il 4,8% ha presentato violazioni evidenti condividendo con terzi la posizione o le informazioni senza consenso, il 40% condivide le informazioni personali senza applicare ragionevoli misure di sicurezza, il 18% ha condiviso identificativi con servizi o attività commerciali partner per scopi come il targeting degli annunci e il 39% “non sembrano prendere misure sufficienti per proteggere la privacy”. Ciascuna delle app studiate è stata installata, in media, oltre 750.000 volte, il che significa che potrebbero essere potenzialmente utilizzate da milioni di dispositivi. Una legge per la regolamentazione della privacy su Internet per controllare l’uso di dati personali che scorrono in rete esiste negli Stati Uniti e dal 25 maggio anche l’Unione europea si doterà di una nuova legislazione in materia. Tuttavia, conclude Narseo Vallina-Rodriguez, ricercatore presso l’IMDEA Networks Institute di Madrid e l’International Computer Science Institute della University of California, Berkeley, “ad oggi i tentativi di regolamentazione sembrano aver avuto scarso effetto nel frenare queste pratiche”.
Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista
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