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Referendum costituzionale: guida al voto del 22 e 23 marzo

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Domenica 22 marzo (dalle 7:00 alle 23:00) e lunedì 23 marzo (dalle 7:00 alle 15:00) i cittadini sono chiamati alle urne per il referendum popolare confermativo. La consultazione riguarda la legge costituzionale sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale e l’istituzione della Corte disciplinare. Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura dei seggi di lunedì.

A Monopoli gli elettori iscritti sono 40.183. Per votare è necessario esibire un documento di riconoscimento e la tessera elettorale. In caso di smarrimento o esaurimento degli spazi sulla tessera, l’Ufficio Elettorale di Via Gregorio Munno 6 (ex Tribunale) resterà aperto per i duplicati durante tutto il weekend e per l’intera durata delle operazioni di voto. Anche l’ufficio Carte di Identità osserverà aperture straordinarie per i rinnovi urgenti di documenti scaduti o smarriti.

Per gli elettori non deambulanti iscritti in sezioni non accessibili, è possibile esercitare il diritto di voto presso le sezioni 35, 36 e 37 della scuola elementare di via Gobetti.


In cosa consiste la modifica e perché votare Sì o No

La riforma oggetto del referendum interviene su due pilastri della magistratura italiana: l’ordinamento giurisdizionale (ovvero le regole che gestiscono l’organizzazione e la carriera dei magistrati) e la creazione di una nuova Corte disciplinare, un organo esterno o parzialmente indipendente incaricato di giudicare gli illeciti dei magistrati, compito finora spettante principalmente al CSM.

Le ragioni del Sì – Chi vota Sì approva la riforma. Le ragioni principali risiedono nella volontà di accelerare i processi e garantire una maggiore imparzialità. L’istituzione di una Corte disciplinare autonoma punta a superare il cosiddetto corporativismo, assicurando che i giudici siano valutati da un organo terzo e non solo dai propri colleghi, aumentando così la trasparenza del sistema giustizia.

Le ragioni del No – Chi vota No boccia la riforma. I contrari sostengono che la creazione di una Corte disciplinare esterna possa minare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, esponendola a possibili influenze politiche. Si teme inoltre che le nuove norme sull’ordinamento possano irrigidire eccessivamente l’attività dei giudici, complicando ulteriormente il funzionamento dei tribunali anziché snellirlo.