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I Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari stanno dando esecuzione a un
decreto di sequestro preventivo – emesso, su richiesta di questa Procura della Repubblica, dal
competente G.I.P. del locale Tribunale – di beni, fra i quali prestigiosi immobili ubicati a Bari,
nonché cospicue disponibilità finanziarie, del valore complessivo di oltre 10,8 milioni di euro.
Nel provvedimento è stata riconosciuta l’esistenza di un concreto quadro indiziario (accertamento
compiuto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel
contraddittorio con la difesa) a carico di un noto avvocato penalista del Foro di Bari, in relazione
all’ipotesi di reato di dichiarazione infedele dell’i.v.a. e delle imposte sui redditi dovute all’Erario.
L’operazione odierna costituisce l’epilogo di articolate e complesse investigazioni svolte dal Nucleo
di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari – su delega di questa Procura
della Repubblica – in seguito all’esecuzione di una misura cautelare personale nei confronti del
predetto legale disposta dal Tribunale di Lecce per vari episodi di corruzione in atti giudiziari e al
contestuale rinvenimento, presso l’abitazione del figlio, della somma pari a circa 1,1 milioni di euro
in contanti, contenuti in tre zaini e in parte sigillati all’interno di buste sottovuoto.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia l’indagato ha riconosciuto come proprie tali somme di
denaro, indicandole come i risparmi di vent’anni derivanti dai pagamenti dei clienti per l’attività
professionale prestata.
In tale contesto, alla presenza del Procuratore della Repubblica e del Presidente dell’Ordine degli
avvocati di Bari, le Fiamme Gialle baresi hanno perquisito lo studio legale del penalista, ubicato in
questo capoluogo, rinvenendo e acquisendo copiosa documentazione (tra cui 239 fascicoli
processuali) utile all’identificazione della sua clientela e alla quantificazione del volume dei
compensi professionali effettivamente percepiti.
Considerato che tra i numerosi assistiti vi erano anche soggetti divenuti collaboratori di giustizia, si
è proceduto ad acquisirne le pertinenti dichiarazioni, secondo le quali l’onorario del penalista – per
il solo studio del procedimento – ammontava a 10 mila euro, per raggiungere l’importo di 100 mila
euro per il patrocinio in Cassazione a fronte di un’accusa per omicidio. Pagamenti, questi, effettuati
tutti per contanti, in violazione della normativa antiriciclaggio e senza il rilascio di alcun documento
fiscale. Le dichiarazioni, tutte convergenti (allo stato, salvo la verifica successiva in fase
dibattimentale con il contraddittorio della difesa), sono state riscontrate dalla documentazione in
atti.
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I conseguenti approfondimenti hanno, quindi, permesso di appurare la dichiarazione al Fisco di
compensi per importi largamente inferiori rispetto a quanto dichiarato dai collaboratori di giustizia e
rispetto ai parametri indicati nelle cosiddette “tabelle professionali”.
In esecuzione di una specifica delega di indagine emessa da questa Procura della Repubblica, il
Gruppo Tutela Mercato Capitali del Nucleo PEF di Bari ha poi eseguito anche accurate indagini
patrimoniali finalizzate a ricostruire l’effettiva capacità di spesa del nucleo familiare dell’indagato,
risultata – nonostante i modesti redditi dichiarati, oscillanti nel periodo 2016-2019 tra i 60 e i 26
mila euro – particolarmente elevata, come dimostrato dall’acquisto e dal possesso di auto di lusso, di
gioielli e di consistenti disponibilità finanziarie derivanti da titoli di credito, obbligazioni, depositi e
conti correnti.
Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal competente G.I.P. presso il Tribunale di Bari (fatta
salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), come emerso dall’incrocio
delle risultanze degli approfondimenti investigativi svolti, alla cui esecuzione hanno partecipato
anche consulenti tecnici nominati da questa Procura della Repubblica, il penalista – tra il 2014 e il
2019 – avrebbe evaso l’i.v.a. e le imposte sui redditi dovute all’Erario per oltre 10,8 milioni di euro.
Tale condotta ha integrato il “fumus” del delitto di dichiarazione infedele, tenuto conto del
superamento delle soglie di punibilità previste dalla norma violata. Ciò è risultato corroborato anche
dagli esiti delle indagini finanziarie svolte dai Finanzieri di Bari nei confronti del professionista e
dei componenti del suo nucleo familiare, che hanno evidenziato il versamento sui conti correnti
ispezionati di denaro contante e assegni per un valore di oltre 1 milione di euro.
Il competente G.I.P. del Tribunale di Bari – condividendo l’analoga proposta avanzata da questa
Procura della Repubblica, basata sul solido compendio indiziario acquisito dalla p.g. operante – ha
ora emesso un decreto di sequestro preventivo di beni, anche nella forma per equivalente, per un
importo di oltre 10,8 milioni di euro, pari alle imposte evase.
Contestualmente all’esecuzione del provvedimento di sequestro è altresì in corso la perquisizione
dell’abitazione dell’indagato finalizzata all’individuazione di ulteriori beni da sottoporre a vincolo.
Gli esiti dell’attività d’indagine costituiscono un’ulteriore testimonianza del costante presidio
economico-finanziario esercitato dalla Procura della Repubblica di Bari – in stretta sinergia con il
locale Nucleo PEF Bari – per la repressione del grave fenomeno dell’evasione fiscale, a tutela dei
cittadini, degli imprenditori e dei professionisti rispettosi delle regole, al fine di assicurare l’equità
sociale quale condizione fondamentale del benessere della collettività, soprattutto nell’attuale
periodo di crisi finanziaria correlata all’emergenza sanitaria da Covid 19.
Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista
Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista














