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PNRR, qui andranno i fondi destinati alla Puglia

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progetti «territorializzabili» del Pnrr porteranno in Puglia investimenti per 5,8 miliardi di euro, una quota che può apparire alta in valore assoluto ma è (di gran lunga) più bassa della media nazionale se rapportata alla popolazione. La pubblicazione tra gli opendata dei progetti caricati al 1° marzo sul sistema Regis (Ragioneria generale dello Stato) permette per la prima volta una stima «geolocalizzata» del Recovery Plan, e l’analisi compiuta dalla Corte dei conti consente di effettuare raffronti territoriali. Fermo restando che la qualità dei dati, come già hanno segnalato i sindaci, appare a dir poco dubbia.

Intanto va chiarito che a fronte di un finanziamento totale Pnrr pari a 191 miliardi, i progetti «attivati» censiti su Regis valgono circa 94 miliardi. E di questi, solo una parte (per esattezza 61,3 miliardi) è «territorializzabile» in quanto ha impatto su un’area ben definita: ce ne sono infatti 795 definiti nazionali (tra cui ad esempio l’alta capacità Napoli-Bari, che da sola vale quasi quanto l’intero parco progetti pugliese), di cui non ha senso (è il caso del credito d’imposta) o comunque non è possibile (le grandi infrastrutture) definire una quota territoriale.

In questo contesto, la Puglia appare in chiaroscuro. I 5,8 miliardi di euro sono infatti il quarto finanziamento più importante in valore assoluto dietro Sicilia (7,13 miliardi) Lombardia (7,11) e Campania (6,2), con la Puglia che ottiene il 9,5% delle risorse ripartibili pur avendo soltanto il 6,6% della popolazione. Ma è un record solo apparente: perché l’investimento procapite territorializzato del Pnrr in Puglia (lo ha calcolato la Corte dei conti) è di 1.488 euro per abitante, contro una media nazionale di 1.605 euro: circa il 10% in meno. La Basilicata, dove è arrivato finora più di un miliardo, ottiene invece 1.959 euro per abitante: oltre il 20% in più della media. La forchetta di variabilità è molto alta sui singoli centri. Bari e la sua provincia (dove si concentra un terzo della popolazione pugliese) si piazzano infatti al decimo posto nazionale per finanziamento procapite (2,1 miliardi totali, ovvero 2.104 euro per abitante), ma ancora meglio in provincia di Matera: 2.162 euro per ciascun residente.

Va anche detto che la ripartizione dei fondi tra le singole misure (si veda la tabella a destra) è estremamente variabile. Dei 5,8 miliardi della Puglia, per esempio, ben il 21% è destinato alla misura 3 (infrastrutture) contro una media nazionale del 10%. In quella misura figurano, tra i maggiori interventi, quelli di competenza del gruppo Fs, quasi tutti relativi a programmazioni precedenti al Pnrr.

I dati sono però tutt’altro che assestati, perché ulteriori progetti verranno caricati man mano che si concluderanno le procedure ministeriali: «L’attuale ammontare delle risorse oggetto di attribuzione per ambito territoriale non può considerarsi consolidato – conferma infatti la Corte dei conti -, ma andrà incrementandosi sia con riferimento ad alcune misure al momento ripartite solo parzialmente e per le quali vengono attivati nuovi bandi riferiti ad annualità successive al 2022, sia con riferimento a interventi per i quali non sono ancora concluse tutte le fasi preordinate alla approvazione definitiva dei finanziamenti assegnati ai singoli progetti». Ma quelli che già sono presenti nel Regis scontano diversi imprecisioni, difficilmente risolvibili in un set di dati che conta 138mila progetti. Se si ordina il valore dei finanziamenti per Comune di destinazione, in Puglia e Basilicata al primo posto c’è Bari (la discrepanza con il dato numerico riferito dal sindaco Decaro qui sotto si spiega con la diversa fonte dei dati) seguita da Taranto, ma secondo Regis al terzo posto ci sarebbe Zollino: questo perché un maxiprogetto di Ferrovie Sud-Est da 350 milioni (rifacimento di 11 stazioni) viene interamente localizzato nel piccolo centro del Salento.

Ultimo tema, la velocità di spesa. La Corte dei conti ha evidenziato numerose criticità attuative che riguardano più o meno tutte le misure, tanto da innervosire il ministro Raffaele Fitto cui fa capo la cabina di regia dei fondi Pnrr. Il termine del 30 giugno 2026 è più vicino di quanto si pensi, soprattutto per quelle misure non ancora entrate in fase attuativa. È probabile, come avviene sempre per i fondi europei, che la spesa si concentri nella seconda parte del periodo di programmazione. Ma intanto, a febbraio, è stata la Banca d’Italia a lanciare un allarme mettendo in luce ritardi evidenti sul fronte dei pagamenti. E i Comuni del Mezzogiorno, per mettersi in pari con le previsioni, dovrebbero aumentare del 64% la loro attuale capacità di spesa per investimenti.