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La Puglia, meta turistica privilegiata da oltre un milione di visitatori ogni anno, è regina dell’ospitalità anche grazie agli operatori del settore, sempre attenti ad intercettare ed interpretare ogni necessità del viaggiatore. In prima linea, gli albergatori, che hanno sempre dimostrato scrupolo ed attenzione anche nel garantire la sicurezza delle strutture e degli ospiti.
ERA COVID
In piena pandemia, con un virus indebolito dal vaccino ma capace di mutare ancora e dunque di aggredire l’uomo, diventa dunque sempre più necessario affilare le armi per prevenire i rischi. Rischi che possono derivare anche dalla mancata ispezione, verifica ed eventuale sanificazione degli impianti di aerazione. Ispezione resa difficile nel recente passato – va detto – dai continui lockdown che hanno costretto centinaia di strutture a chiudere i battenti o a rimandare gli interventi.
Sta di fatto che i sistemi aeraulici non correttamente manutenuti sono una “bomba” batteriologica, un ricettacolo di polveri sottili e potenziale veicolo di virus letali come appunto il Covid. Illudersi di tornare a pulire e sanificare in modo tradizionale, come se quel che è accaduto fosse un ricordo del passato, significa consentire al Covid di riprendere vigore, attaccare e contagiare. Significherebbe questa volta, il disastro per sempre.
Facciamo un esempio concreto, illustrandolo nelle immagini che seguono. Quella di sinistra mostra un impianto prima della sanificazione; quella di destra, dopo. Non hanno bisogno di ulteriori commenti.

L’INVESTIMENTO
Il senso di responsabilità che anima l’imprenditoria turistico-ricettiva pugliese è nota. Garantire l’incolumità del turista, anche grazie all’ispezione e all’eventuale bonifica e sanificazione dell’impianto, è, del resto un impegno economico facilmente sostenibile per evitare che si ripeta questa tragedia indimenticabile.
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Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista
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