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Caso Scisci, il consigliere chiarisce in aula: “Non sono fascista, la mia era una provocazione”

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Il clima politico a Monopoli resta incandescente dopo le polemiche scoppiate lo scorso 25 aprile. Al centro del dibattito la storia pubblicata sui social da Alessandro Scisci, consigliere comunale e vicepresidente del Consiglio, che nel giorno della Liberazione aveva scritto: “Oggi io non ho nulla da festeggiare”. Dopo giorni di attacchi mediatici e richieste di dimissioni da parte delle opposizioni, Scisci ha preso la parola ieri durante l’ultima massima assise cittadina per fornire la sua versione dei fatti.

Leggendo un testo preparato per “ponderare le parole ed evitare condizionamenti emotivi”, il consigliere ha respinto con fermezza ogni accusa di nostalgia verso il ventennio.

“Quel mio messaggio non voleva in alcun modo essere un pensiero nostalgico e non inneggiava al fascismo. Condanno con fermezza il triste periodo nazista e fascista. Non sono fascista e ritengo di essere profondamente democratico.”

Una provocazione contro la “festa di parte”

Secondo la ricostruzione di Scisci, il post non era un attacco ai valori della Resistenza, bensì una critica alla gestione politica della ricorrenza. Il consigliere ha spiegato di aver avvertito, negli anni, come la celebrazione sia diventata un’esclusiva di una specifica area politica, trasformandosi da momento di unità nazionale a occasione di scontro e intolleranza verso chi ha pensieri differenti.

“La festa del 25 aprile dovrebbe essere la festa di tutti gli italiani, la giornata che celebra la conquista della democrazia. Invece ho avvertito la chiara impressione che questa sia diventata una festa di parte. La mia storia è stata soltanto una provocazione, un invito a riflettere.”

Le scuse e la fermezza

Nonostante il chiarimento, Scisci ha voluto scusarsi con il sindaco e la coalizione di maggioranza per l’imbarazzo causato dalla vicenda, ammettendo che il messaggio possa essere stato recepito in modo distorto. Tuttavia, ha ribadito la sua posizione critica rispetto all’attuale clima che circonda la festività.

“Chiedo scusa a chi in buona fede possa aver ipotizzato una mia mancanza di rispetto verso la memoria storica del Paese. Ma non accetto lezioni da chi utilizza la denigrazione. Fino a quando il 25 aprile sarà oggetto di propaganda e divisioni, continuerò a non avere nulla da festeggiare.”

L’intervento si è concluso confermando il suo impegno nel ruolo di consigliere, nonostante le pressioni delle minoranze che continuano a ritenere la sua posizione incompatibile con la carica di vicepresidente del Consiglio Comunale.