Le ultimissime
ItaliaFreePress

L’esercizio fisico potenzia anche il cervello, anche se si inizia da adulti

Estimated reading time:3 minutes, 13 seconds

L’attività fisica può fare miracoli per il corpo. L’esercizio tonifica i muscolicorregge la postura fa dimagrire e migliora l’umore. Ma lo sport può potenziare anche il cervello, rendendolo più plastico e capace di rallentare fenomeni degenerativi. Sempre più studi dimostrano come il cervello di chi si allena regolarmente sia molto diverso rispetto a quello di chi è sedentario.

Benefici a scuola

I cambiamenti cominciano già in adolescenza. I ricercatori dell’Università della California meridionale, revisionando la letteratura scientifica del 2018, hanno scoperto che i ragazzi tra i 15 e i 18 anni fisicamente attivi tendevano ad avere un volume maggiore dell’ippocampo (associato alla memoria e alla navigazione spaziale) e del giro frontale medio, collegato alla regolazione delle emozioni e alla memoria di lavoro. Negli anni numerosi lavori hanno dimostrato che cambiamenti strutturali di questo tipo si traducono in migliori prestazioni cognitive migliori risultati scolatici. Lo sport infatti aumenta il flusso del sangue al cervello contribuendo a irrorare quelle aree cerebrali, come appunto l’ippocampo, che svolgono un ruolo importante per la memoria e l’apprendimento. «L’attività fisica agevola inoltre il rilascio del fattore neurotrofico di derivazione cerebrale, il Bdnf, una proteina che ha un effetto neuroprotettivo e favorisce la formazione di nuovi neuroni e sinapsi» spiega Gianfranco Beltrami, specialista in medicina dello sport vicepresidente nazionale della Federazione medico sportiva italiana. Secondo studi svolti su animali non tutte le attività fisiche porterebbero però agli stessi benefici. Nuoto, corsa o ciclismo sembrano stimolare meglio la produzione di cellule nervose (e contrastare l’invecchiamento cerebrale) rispetto ad attività anaerobiche come il sollevamento pesi. «Lo stress degli allenamenti intensi e anaerobici potrebbe ostacolare la neurogenesi dell’ippocampo» suggerisce Miriam Nokia dell’Università di Jyväskylä in Finladia, che alcuni mesi fa ha pubblicato uno studio sul Journal of Physiology in cui ha messo a confronto topi sedentari, corridori e dediti al sollevamento pesi.

In età adulta

La buona notizia è che il potenziamento cerebrale si estende anche all’età adulta, quando il cervello tende a essere meno modificabile. Gli psicologi dell’Università di Pittsburg hanno appena pubblicato una revisione in cui dimostrano che l’esercizio fisico regolare può aiutare gli anziani a conservare la memoria episodica, ovvero gli eventi accaduti in passato, registrando maggiori miglioramenti tra i 55 e i 68 anni piuttosto che negli over 69 (quindi meglio non perdere tempo). Una ricerca pubblicata un anno fa su Aging dalla Rutgers University in New Jersey ha messo a confronto due gruppi di anziani sedentari: quelli che si sono allenati per 20 settimane con esercizi di cardio-danza hanno dimostrato di ottenere miglioramenti significativi nella flessibilità neuronale dell’ippocampo (misurata attraverso risonanza magnetica funzionale) che si è tradotta in una più spiccata capacità nell’applicare vecchi ricordi a nuovi compiti e situazioni.

Patologie

È stato anche misurato l’effetto dell’esercizio su malati di Alzheimer. Uno studio americano del 2016 pubblicato su Plos One ha concluso che volontari che per 26 settimane avevano svolto attività aerobica per 150 minuti a settimana hanno ottenuto risultati migliori nella valutazione della demenza rispetto a un altro gruppo che ha svolto solo lavoro di stretching e tonificazione.

Cambiamenti fisiologici

Con l’età il cervello va incontro a cambiamenti fisiologici: si registra un calo del suo peso di circa il 5 per cento ogni decade (che si accentua dopo i 70 anni). «Diminuiscono i neuroni — spiega Beltrami — e si riduce anche il flusso sanguigno cerebrale, il che porta a una limitata disponibilità di alcuni neurotrasmettitori, come la dopamina e la serotonina, con conseguente declino delle performance cognitive e motorie e diminuita capacità di formazione di nuove cellule nervose. Tuttavia sembra certo che l’attività fisica, migliorando la circolazione e quindi l’ossigenazione tissutale a livello del cervello possa prevenire lo sviluppo di demenze e di altre malattie neurologiche».

https://michaelbolton.it/it/55-collezioni