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Una donna di origine non bianca-caucasica residente negli USA è la terza persona al mondo ad essere guarita dall’HIV. Le prime due caratteristiche non sono di poco conto: la paziente, che ha ricevuto un trapianto di cellule staminali per essere curata da una forma di leucemia, è la prima persona di genere femminile ad andare in remissione completa dall’infezione; ed è proprio il background di razza mista che ha indirizzato i medici verso una terapia inedita, basata sulle cellule di cordone ombelicale di un donatore e non – come accaduto finora – su quelle di midollo osseo.
UN’ALTRA VIA. Dopo la diagnosi di HIV nel 2013, la paziente, della quale non è nota l’identità, è stata in cura con una terapia antiretrovirale – lo standard clinico oggi raccomandato per quasi tutte le persone con HIV – che ha tenuto il virus sotto controllo. Nel 2017 una leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue che attacca le cellule del midollo osseo, ha costretto la donna a un trapianto.
Se fosse stata bianca, la paziente avrebbe avuto maggiori probabilità di trovare un midollo compatibile nel registro dei donatori, quasi tutti caucasici. Così i medici dell’International Maternal Pediatric Adolescent AIDS Clinical Trials Network (IMPAACT) sono ricorsi a un’altra fonte di cellule staminali per ripopolare il midollo osseo di cellule sane: un cordone ombelicale. Il sangue del cordone non richiede infatti che donatore e ricevente di un trapianto abbiano profili immunologici perfettamente sovrapponibili, anche dal punto di vista etnico.
Direttore di italiafreepress.it, giornalista professionista
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